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L’inquinamento dei mari e delle spiagge

L’inquinamento dei mari e delle spiagge

L’inquinamento dei mari e delle spiagge

Sempre più spesso, Tv, giornali e new media, dedicano ampio spazio a un tema di scottante attualità: l’inquinamento ambientale che rappresenta una vera e propria emergenza viste le gravi conseguenze su flora, fauna e sulla nostra qualità di vita.

Il materiale più utilizzato per la realizzazione di packaging e oggetti monouso è la plastica, di conseguenza la quantità che diventa rifiuto ha raggiunto livelli tali da rappresentare un’emergenza mondiale: l’accumulo che col passare del tempo si è creato sta modificando l’aspetto e la qualità di mari e spiagge e il danno che si sta manifestando è tale da essere preso in considerazioni dai Mass-Media e dalle maggiori autorità mondiali. Forse i segnali sono stati letti con un po’ di ritardo, ma ora è necessario intervenire radicalmente: capire e rimediare ai problemi è doveroso; attuare politiche mirate e coltivare una cultura più rispettosa dell’ambiente è necessario. Una recente indagine di Legambiente evidenzia il grave stato di salute dei mari e delle spiagge, sempre più invase da rifiuti, per lo più da plastica.

La relazione di LEGAMBIENTE

Legambiente, nell’indagine “Beach Litter 2019” presentata a Fiumicino (Roma), afferma che su 93 spiagge monitorate, per un totale di circa 400mila metri quadrati, sono stati trovati una media di 968 rifiuti ogni 100 metri lineari: per ogni passo che facciamo sulle nostre spiagge incrociamo più di cinque rifiuti. Da Nord a Sud e da Est a Ovest le nostre spiagge sono invase da tanti rifiuti, in particolar modo da plastica, polistirolo mozziconi di sigarette e materiali edili.

Vogliamo parlare di quello che si cela sotto le acque marine? Perfino i fondali oceanici sono delle vere e proprie discariche: questo a testimonianza che la grande mole di rifiuti che gettiamo in mare crea danni ingenti ovunque. La ricaduta sulla nostra salute è diretta visto che ci cibiamo di pesci che ingeriscono rifiuti plastici e microplastici.

Plastica e derivati

La plastica usa e getta è dunque fra i principali nemici dell’ambiente: ogni 100 metri di spiaggia si trovano 34 stoviglie (piatti, bicchieri, posate e cannucce) e 45 bottiglie. Di queste ultime, compresi tappi e anelli, Legambiente ne ha censite oltre 10mila: è la tipologia più trovata in assoluto.

La recente direttiva europea sul monouso di plastica prende in esame proprio i tipi di rifiuti più diffusi sulle spiagge dell’Unione Europea per imporre misure di prevenzione agli Stati membri entro 2021.

La nuova direttiva dell’Unione Europea

A marzo l’Europarlamento ha formalizzato un accordo importantissimo: una direttiva specifica rivolta alla gestione delle plastiche monouso. La sua applicazione ha come obiettivo la drastica diminuzione dell’impatto ambientale che ha l’utilizzo comune delle materie plastiche sul nostro habitat.

A partire dal 2021 la vendita di alcuni prodotti di plastica usa e getta come posate piatti da pic nic, cannucce monouso, cotton fioc e bastoncini di plastica per palloncini, sarà completamente bandita.

Entrando nel dettaglio: per quanto riguarda le bottiglie di plastica, entro il 2029 si dovrà riciclare almeno il 90%, con un target intermedio del 77% al 2025. La direttiva introduce anche l’obbligo di avere il tappo attaccato alla bottiglia per evitare che questo si disperda con facilità. Dal punto di vista della produzione, le bottiglie, dovranno presentare un contenuto minimo di materiale riciclato, almeno il 25% entro il 2025 ed il 30% al 2030. Questi obiettivi sono funzionali anche a incrementare la qualità della raccolta differenziata e del riciclo di questo materiale.

Il ruolo dei produttori di bottiglie di plastica rientra nel regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) che prevede anche il diretto contributo nella copertura dei costi della raccolta, della rimozione dei rifiuti e delle misure di sensibilizzazione, con la possibilità di accordi volontari tra produttori e autorità nazionali.

È importante sottolineare che a breve riguarderà anche i produttori di sigarette e attrezzi da pesca, altre due tipologie di rifiuto presenti in quantità elevate nelle spiagge e mari.

Gestione, Controllo e Tracciabilità

Nella gestione della filiera dei rifiuti, ricopre un ruolo importante la digitalizzazione dei processi in un’ottica di industria 4.0. Tracciare un rifiuto significa operare a tutela dell’ambiente e delle persone che all’interno delle aziende private e pubbliche ricoprono posizioni di responsabilità.

Dotarsi di Software idonei e 231 compliance, contribuisce a gestire in maniera corretta l’intero ciclo dei rifiuti e ambientale oltre a generare benefici immediati in termini di sicurezza e risparmio economico.

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