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Waste Architecture: architettura e gestione dei rifiuti

Waste Architecture: architettura e gestione dei rifiuti

Waste Architecture, architettura e gestione dei rifiuti: di cosa parliamo?

Tecnicamente si definisce Waste Architecture e non è, come sembrerebbe, una pessima forma di progettazione urbanistica, bensì una disciplina nata negli ultimi anni che mira a pianificare i principali interventi per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti.

In quali termini? Innanzitutto dalla consapevolezza che i mutamenti climatici e la necessità di attivare politiche mirate alla riduzione dei rifiuti, hanno portato alla necessità di ripensare il sistema di gestione dei rifiuti. Ciò significa che gli impianti coinvolti nel processo di smaltimento devono essere pensati in modo integrato con il territorio, con le vie di comunicazione e le infrastrutture presenti. Ecco cosa s’intende davvero per architettura e gestione dei rifiuti (Waste Architecture).

Ma non solo. Anche la progettazione degli impianti stessi dovrà essere il frutto del lavoro di un team multidisciplinare, che preveda diverse figure professionali – dall’urbanista all’architetto, dall’esperto di smaltimento all’ingegnere civile – in modo che l’opera sia funzionale e ben inserita nel proprio contesto di riferimento.

 

 

Come si concretizza una pianificazione che tenga conto di architettura e gestione dei rifiuti?

Innanzitutto attraverso un’adeguata formazione specifica. Seminari dedicati al tema, sinergia tra enti, università e ordini professionali è certamente il primo passo per diffondere consapevolezza e mostrare opportunità della Waste Architecture. In secondo luogo con la lungimiranza di chi possiede capacità decisionale e politica e che può pensare allo sviluppo della propria comunità/città guardando con occhi diversi al tema rifiuti e alla questione urbanistica.

La sinergia, non solo tra i professionisti ma anche tra gli amministratori, è il tema centrale. Da questa nascono iniziative come, tanto per citare l’esempio più noto, quella che ha assunto il comune di Copenaghen che ha previsto la costruzione di un termovalorizzatore di ultimissima generazione sul quale, udite udite, è possibile anche sciare.

Sì, avete capito bene. L’impianto di Amager Bakke, pronta per entrare in funzione, sarà allo stesso tempo il più grande termovalorizzatore d’Europa e il più grande centro sportivo di tutta la Danimarca. La stessa struttura, senza soluzione di continuità e, peraltro, con vista mare, proprio alle spalle della famosa Sirenetta meta di migliaia di turisti.

La tecnologia impiegata azzera le emissioni nocive, mentre il progetto architettonico della struttura consente di usufruire di tre piste da sci, percorsi da trekking, parete attrezzata per il climbing, aree di sosta e persino un bar-rifugio sul punto più alto del tetto. La centrale brucerà rifiuti e produrrà energia elettrica, oltre a teleriscaldare le case. Quando si dice tre piccioni con una fava.

L’esempio è estremo – anche se, ne siamo certi, non resterà isolato – ma è una dimostrazione di come si possano pensare le infrastrutture e le opere di una città principalmente in funzione della loro fruizione e della loro utilità per la vita dei cittadini. In questo caso poi architettura e gestione dei rifiuti vengono utilizzate per offrire, con la stessa opera, una risposta molteplice alle esigenze ricreative, ludiche, sportive, energetiche e di smaltimento rifiuti di un’intera città.

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